Manuel, Benedetta, Sabbir ed Eleonora hanno affrontato gli esami di kyusha, un momento sempre importante nel percorso di chi pratica kendo.

Gli esami non servono solo a ottenere un grado, ma soprattutto a fare il punto su se stessi. Prepararsi, mettersi in gioco e accettare il risultato sono parte integrante della crescita. Anche quando non si passa, non è tempo perso: se oggi si è fatto anche solo un passo avanti rispetto a ieri, è comunque un progresso.

Nel kendo il confronto più importante non è con gli altri, ma con il proprio cammino. Ognuno ha tempi diversi, difficoltà diverse, e non ha senso fare paragoni.

Come indicava Musashi nel Dokkōdō, la via è qualcosa che si percorre da soli. Significa che la responsabilità del proprio percorso è personale: si può imparare dagli altri, è fondamentale la relazione, ma alla fine è su se stessi che bisogna lavorare.

Indipendentemente dall’esito, questi esami sono stati un tassello in più per tutti e quattro. Ed è questo, alla fine, ciò che conta davvero.

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