Pratica: la pratica dovrebbe essere svolta in un positivo spirito di collaborazione con il vostro avversario. Gli esercizi hanno valore quanto ne hanno per il vostro compagno. Potete progredire solo se mantenete l’attenzione sul vostro compito nell’immediato. Non fermatevi a parlare, per nessun motivo. Non mettete in discussione i comandi del Maestro, eseguiteli al meglio delle vostre abilità. Lavorate duramente, come se ogni pratica fosse l’ultima. Mostrate cortesia ed apprezzamento al vostro avversario. Studiate seriamente questi principi.
Cooperazione fra attaccante e ricevente: negli esercizi combinati è vitale che entrambe le parti facciano uno sforzo per rendere l’attacco il più realistico possibile. In men debana-men, il ricevente deve assicurare un corretto men al meglio delle sue capacità, in modo che l’attaccante possa provare la sua abilità di attaccare debana in condizioni reali. Qualora vi sia una considerevole differenza di livello, il kendoka più esperto deve impegnarsi per esprimere la postura, la forma, il colpo migliori e rendere così la propria performance più difficile, al tempo stesso facilitando la pratica per l’attaccante.
Cortesia ed etichetta: durante la pratica, per favore, applicate sempre l’etichetta formale come segno di rispetto, inchinatevi e dite ad alta voce “grazie” al vostro avversario all’inizio e alla fine di ciascun esercizio. E’ importante rispettare lo sforzo che fa nell’aiutarvi nell’avanzamento sulla “via” (do). Sebbene non sia obbligatorio, è comunque abitudine utilizzare i termini giapponesi, dicendo “prego” all’inizio: “Onegai Shimasu”, e “grazie” alla fine: “Domo Arigatoo Gozaimashita”
[estratto da “Note di Emmanuele Aggugini-Levi sulla pratica di Yanai Sensei; KI – Kendo Iaido on line]Dojo: La parola Dojo si traduce dal giapponese come: “Luogo –Jo- dove si ricerca la via –Do-“.
In occidente la parola Dojo è utilizzata per indicare il luogo dove si praticano le Arti Marziali Tradizionali, perdendo purtroppo spesso quel significato di rispetto che dovrebbe avere, solo per indicare la palestra nella quale ci si allena.
Accesso al Dojo e modelli di comportamento all’interno
– L’accesso al Dojo è riservato a chi vuol praticare, quando è già vestito con l’apposito abito: “Keikogi”. Gli spettatori interessati ad assistere alle lezioni potranno farlo in rispettoso silenzio e badando di non essere di alcun disturbo.
– Nel Dojo occorre essere sempre sinceri, dimenticando i pregiudizi di ogni natura.
Sono richieste tre qualità: Buona Educazione, Amore per l’Arte, Fiducia nel Maestro.
Regole tradizionali di un Dojo
– Tenere sempre presente che il Dojo, oltre che luogo di pratica, è scuola morale e culturale.
– Non omettere MAI di salutare, sia quando si accede che quando si lascia l’area di pratica.
– Osservare sempre le regole generali della cortesia.
– Sforzarsi in ogni circostanza di aiutare i propri compagni di pratica evitando di essere per essi causa di imbarazzo o fastidio.
– Rispettare i praticanti di grado superiore accettandone i consigli senza obiezioni, dal canto loro questi ultimi devono sempre aiutare coloro che sono meno esperti con diligenza e cordialità.
– Quando non si pratica bisogna mantenere un contegno corretto e non permettersi mai posizioni ed atteggiamenti scomposti anche se si è estremamente affaticati.
– Mantenersi silenziosi e, se necessario, parlare a bassa voce.
– Durante le lezioni è fatto assoluto divieto di allontanarsi dall’area di pratica senza il permesso del Maestro o del più alto in grado presente..
– Curare sempre la pulizia e il riassetto del Keikogi che deve essere sempre effettuato ogni volta che è necessario.
– Mantenere sempre una elevata igiene personale.
– Le unghie delle mani e dei piedi devono essere sempre mantenute molto corte; bisogna togliersi durante l’allenamento catenine, anelli e quanto possa procurare danni a se stessi ed ai compagni di pratica.
– L’orario dei corsi deve essere rigorosamente rispettato sia all’entrata che all’uscita.
– Per entrate in ritardo o uscite anticipate si dovrà ottenere l’autorizzazione dal Maestro o da chi ne fa le veci.
